Viaggi di architettura: itinerario Zaha Hadid

Viaggi di architettura: itinerario Zaha Hadid

Avete mai fatto un viaggio di architettura? Oggi voglio accompagnarvi nel nostro primo tour insieme! Sarà tutto italiano, alla scoperta di opere che hanno contribuito a cambiare un po’ il volto delle nostre città.

Protagonista di questa avventura, l’architetto Premio Pritzker,  Zaha Hadid.

Il primo lavoro che mi viene in mente, fosse solo per gli avvenimenti che hanno purtroppo preceduto la tanto attesa inaugurazione, è la stazione marittima di Salerno.

Prima opera postuma dell’archistar, è stata aperta al pubblico il 25 Aprile del 2016, a meno di un mese dalla sua improvvisa morte e a 15 anni dall’ideazione del progetto.

Una scultura dalle forme che richiamano chiaramente la biologia marina, si pone alla fine del Molo Manfredi, quasi a voler essere un collegamento tra la terra e il mare.

Le sue forme organiche accompagnano i passeggeri lungo un percorso che ti porta verso il mare, passando all’interno di una grande conchiglia.

Zaha Hadid Salerno stazione marittima – credits Helene Binet

Come una grande ostrica, che orgogliosa protegge con il suo guscio la perla preziosa che nasconde all’interno, così la sua solida corazza, posta a copertura, scherma i visitatori dal caldo clima mediterraneo.

Zaha Hadid – Salerno stazione marittima, credits Helene Binet

Una scultura maestosa ma dalle linee morbide, che sembra quasi fluttuare in aria e buttarsi verso il mare, grazie al sapiente accostamento di materiali opposti come vetro, cemento e ceramica.

Entrando i passeggeri, estasiati da tanta monumentalità e accompagnati dalla tipica scorrevolezza delle sue architetture, sono guidati verso i terminal e i blocchi funzionali attraverso una serie di rampe e spazi interconnessi tra loro. Ed è proprio all’interno che la purezza della perla, lascia il posto alle scultoree e fluide passerelle in cemento armato, materiale che la Hadid, come pochi, riesce a rendere leggero nonostante il suo vigore, mutevole nonostante la sua staticità.

Per ammirare un’altra opera inaugurata poco dopo la morte dell’architetto, ci spostiamo poco più su di Salerno, e facciamo tappa alla Stazione dell’alta velocità di Napoli Afragola.

Zaha Hadid – Napoli Afragola

L’architettura ha lo stile inconfondibile di Zaha Hadid, ed il suo grande coraggio nel proporre un’opera così invasiva in un contesto periferico, dove la sua presenza si percepisce tutta. E direi anche volutamente… il corpo dalle linee fluide è un ponte che abbraccia tutti i binari, passando da un margine all’altro, ponendosi come un grande snodo di collegamento tra nord e sud quasi ad eliminare prepotentemente ogni ostacolo: non si ferma ad osservare il transito dei treni, li abbraccia e li scavalca.

Un elemento dalle linee sinuose in cemento e acciaio, la cui copertura è segnata longitudinalmente da una enorme vetrata che ne asseconda la dinamicità.

Un sistema di pannelli di vetro capaci di recuperare energia e controllare contemporaneamente l’ingresso della luce diretta del sole. Una copertura intelligente dal punto di vista tecnico, non da meno dal punto di vista architettonico ed estetico: il meraviglioso gioco di luci e ombre la accompagna per tutta la lunghezza creando atmosfere diverse a seconda del momento della giornata.

Zaha Hadid – Napoli Afragola

All’interno tutte le funzioni sono divise sui due livelli, l’atrio al piano terra e la galleria commerciale al piano superiore, in modo da evitare il formarsi di spazi bui e di risulta, perché il flusso dei treni, quello pedonale e tutte le attività presenti attraversano la stazione nella sua totalità.

Una nuova visione di “stazione”, vista come luogo dinamico e non più statico. Come luogo per muoversi e attraversare, nel quale l’arrivo e la partenza sono parte integrante del viaggio, e non come singolo momento di “inizio” o “fine”.

In un viaggio che ci porta a scoprire l’arte di una donna che pone tra i primi obiettivi della sua ricerca quello di infondere piacere e stupore negli occhi di chi osserva, non possiamo non passare per Roma, la città dell’eterna bellezza, dove anni di storia e di architettura si incrociano dando vita a meravigliosi scorci, e commistioni interessanti e uniche.

In una realtà così difficile, che vede il suo impianto urbanistico caratterizzato da epoche e stili diversi, nel quale le prime costruzioni romane, col tempo, hanno imparato a dialogare perfettamente con quelle rinascimentali e barocche, finalmente assistiamo alla nascita di nuove opere contemporanee.

Che si contrappongano con lo spazio che le accoglie o che cerchino di farsi tutt’uno con esso,  il lato positivo è che si sta cercando negli ultimi anni di creare un dialogo tra i luoghi, che ci si sta smuovendo dalla concezione del non fare per paura di sbagliare, per paura che questi luoghi non riescano a coesistere. E invece si deve andare avanti, e cercare quei punti comuni che hanno da sempre portato gli uomini a fare architettura… E progettare. Progettare grandi opere contemporanee, diverse dal passato, facendo tesoro di quegli insegnamenti e riproponendoli in una nuova veste… Per non far morire l’ architettura di questa magnifica città in se stessa.

E Zaha Hadid in questo è stata perfetta, con il suo Museo Nazionale  delle Arti del XXI secolo, insomma il MAXXI.

MAXXI Roma Zaha Hadid

Il Museo si pone in un’area di forte richiamo turistico, sportivo, artistico, lungo un asse sul quale insistono numerose importanti emergenze architettoniche: il Ponte della Musica, che collega via Guido Reni con il Foro Italico, lo Stadio Flaminio il Palazzetto dello Sport di Pier Luigi Nervi, l’Auditorium di Renzo Piano.

L’ architetto ha dato vita ad un corpo totalmente nuovo, diverso dal tessuto urbanistico caratteristico di quella zona per forma, colori e materiali, ma che sembra essere l’ elemento perfetto.

Nasce dalla preesistenza dell’ex caserma, alla quale si poggia su via Guido Reni e si sviluppa verso l’interno con una serie di corpi dalle forme plastiche che sembrano seguire il flusso della gente che li percorre. A vederlo dall’alto, il progetto, sembra proprio prendere forma dal movimento continuo di chi quel posto lo vive, sembrano fasci di materia in continuo movimento.

E quella fluidità la si ritrova anche all’interno… scenografiche scale nere autoportanti si stagliano sullo sfondo bianco dell’ingresso a doppia altezza che ospita biglietteria, caffetteria, bookshop e gli spazi per esposizioni di fotografia e grafica temporanee.

Sono l’elemento di collegamento verticale per le aree espositive. Le varie sezioni sono collegate da un sistema di passerelle che accompagnano l’osservatore in un percorso libero, non determinato… come se chiunque potesse arbitrariamente scegliere come vivere quel posto, lasciandosi guidare da quei fasci mutevoli, da quelle pareti curve  che sembrano correre e suggerire direzionalità e flussi, da seguire secondo le proprie sensazioni… e allora inizialmente resti fermo, a guardare come quel bianco assoluto riesca a bilanciarsi perfettamente con quel nero pece e come il cemento, il vetro e il metallo riescano a dialogare tra loro. Resti fermo prima di iniziare il tuo cammino… per percepire quel senso di instabilità, di movimento, di continuo divenire e al tempo stesso quella capacità di coesistenza che caratterizzano l’architettura della Hadid. E alla fine parti, e ti lasci trasportare. Nel tuo percorso sei accompagnato dalla luce proveniente dai lucernari che, come fasci di luce stretti e continui, accentuano la fluidità degli spazi.

Se amate l’alpinismo o semplicemente avete voglia di raggiungere la vetta del Monte Plan de Corones a 2.275 metri slm, non potete perdervi l’emozione di visitare il Messner Mountain Museum progettato da Zaha Hadid.

Zaha MMM – Monte Plan de Corones

Il MMM Corones è il sesto ed ultimo della catena di musei fortemente voluti dall’alpinista italiano Reinhold Messner per celebrare l’alpinismo tradizionale e il suo amore per la montagna, anche tramite oggetti e immagini che lo stesso Messner ha raccolto e collezionato negli anni.

Nonostante i 1000 mq di superficie occupata, l’impatto ambientale del museo è quasi nullo.

L’architetto ha voluto preservare la bellezza del territorio costruendo i 3 piani di spazi espositivi quasi completamente all’interno della montagna e le forme architettoniche si fondono perfettamente con la realtà circostante.

Con una serie di rampe e scalinate si scende ai livelli sottostanti che ospitano le aree espositive ed un piccolo auditorium.Al livello superiore, che sembra essere un cannocchiale in cemento e vetro che scruta la magnificenza delle Alpi e delle Dolomiti, sono posti l’ingresso e gli shops.

L’idea progettuale era proprio quelle che lo spettatore potesse entrare dalla vetta della montagna all’interno della stessa per addentrarsi e scoprire le sue grotte e la sua geologia, prima di poter riemergere dalla terrazza panoramica posta al piano di sotto.

Dopo la serie di fluide gallerie espositive in cemento armato disposte sui 3 livelli interrati, e direzionati dai tagli di luce sui solai che assecondano il movimento della montagna, ti ritrovi al livello inferiore dove si aprono le finestre panoramiche e la terrazza panoramica che ti regalano una vista mozzafiato sulle montagne.

I materiali usati sono cemento e vetro. Il cemento, grigio come le rocce, sembra all’interno replicare quel che lo spettatore vedrà all’esterno, grazie al vetro che dona tutta la trasparenza necessaria per godere al massimo dell’unicità e della bellezza della natura.

Zaha Hadid MMM – Monte Plan de Corones

E alla fine ci credi, che ogni posto ha la sua anima. E che ogni progetto ne nasconde una. Ed è anche un po’ lo specchio del momento storico nel quale nasce… e questi due posti speciali, così simili, ma anche così lontani, rispecchiano tutto il dinamismo, l’energia, l’evoluzione ed il continuo mutamento dell’epoca nella quale viviamo.

Da uno si parte, o si aspetta chi torna, ma comunque preveda che qualcuno si muova.

In uno si scopre, si osserva, si impara.

In entrambi si impara e si condivide, come in ogni viaggio


Articolo a cura di Alessandra D’Aurizio, architetto e viaggiatrice, mamma di Cecilia! Vive a Vasto come me, lavora come freelance e il suo progetto lavorativo si chiama AD.Architetturaedesign