L'Islanda del Sud: 8 giorni in tenda

L’Islanda del Sud: 8 giorni in tenda

Quando dall’Italia ti trasferisci in Svezia, la voglia di viaggiare prende quasi sempre una direzione: sud. Alla ricerca del sole, del calore, le giornate in spiaggia, la pelle che brucia.

È una sensazione che ci accomuna, noi del sud trapiantati al nord.

Ma poi vivendo in Svezia io ho sviluppato un altro amore, ancora più freddo e più remoto. Come se ad un certo punto non mi bastasse più la sensazione di nord che questo paese mi trasmetteva. Ormai qui ci vivo, e la trovo la cosa più normale del mondo. Ho cominciato ad osservarla da lontano e a sognarla, l’Islanda, ovvero il nord più isolato e meno popolato. Così vicina ma così lontana. Questa lingua che un po’ capisco, perché racconta la storia delle lingue scandinave, ma che soprattutto mi affascina, perché ha un suono strano e misterioso. Questo popolo che produce musica bellissima, esplosiva come gayser o dolce come verdi colline. Questa terra che parla, che racconta un passato movimentato e un futuro incerto.


L’Islanda l’ho visitata la prima volta un inverno di un po’ di anni fa. E me ne sono innamorata, ma il vento e la neve mi hanno tenuto a freno. E bloccata a Grundarfjordur. Non ho visto moltissimo, ma ho immaginato molto e sognato un viaggio estivo in quell’isola dove esistono solo due stagioni: l’inverno e il meno inverno (che loro chiamano estate).

Ho trovato la compagna di viaggio perfetta, la vagabonda del cuore a cui ho trasmesso la mia curiosità di Islanda, e che mi ha spinto a fare un viaggio un po’ all’avventura, senza tanti programmi e con una tenda arancione.

E un mese fa siamo partite. Zaino, tenda, sacchi a pelo caldissimi, una guida un po’ datata e un cellulare pieno di informazioni.

L’arrivo a Reykjavik rende il viaggio islandese meno traumatico. Si arriva in una città carina e colorata, piena di negozi, caffè e ristoranti, dove la gente è sorridente e tutto costa tantissimo. Si intuisce soltanto che oltre quel brulicare di case e cose e persone c’è praticamente quasi solo natura.

 

Quello che di più autentico la città ci ha regalato (anche se non era chiaramente gratis) è stato un festival di musica islandese, Innipukinn, dove per qualche ora abbiamo ascoltato varie band islandesi più o meno famose e goduto della compagnia di islandesi carini e stranetti.

Per il resto l’Islanda in agosto è un viavai di turisti, per la maggior parte francesi e americani, che in modo più o meno rumoroso invadono l’isola. E poi c’eravamo noi, due italiane curiose, senza programmi, con la voglia di esplorare l’isola seguendo l’istinto, le raccomandazioni, il sole e la libertà.

Quello che è successo senza deciderlo è stato esplorare il sud dell’Islanda con una deviazione su un’isoletta a sud della grande isola, Västmannaeya. 

Abbiamo esplorato e ci siamo innamorate di piscine naturali, crateri, cascate, fiumi, montagne, colline, vallate, ghiacciai, spiagge, vulcani…

Abbiamo contato le pecore, sempre in gruppi di tre, ammirato i famosi cavalli islandesi, osservato da lontano le bellissime pulcinelle di mare, avvistato le foche  giocose al ghiacciaio di Jökulsarlon.

Ci siamo sentite sommerse dalla natura, innamorate di questi paesaggi che ad ogni angolo ci sorprendevano, sorprese alla vista dei ghiacciai che da lontano si confondevano con le nuvole, ci siamo sentite piccole piccole davanti alla terra nuova nata da recenti eruzioni vulcaniche.

Abbiamo dormito con il rumore della cascata, e poi sotto la pioggia assordante, ma anche nel silenzio più assoluto. 

Abbiamo camminato sulla spiaggia con la sabbia più nera del nero, e ci siamo distese al sole su prati verdi e morbidi, osservando il cielo blu e il bianco candido del ghiaccio. 

Non si possono davvero spiegare le sensazioni che l’Islanda trasmette. Ma lascia negli occhi un senso di bellezza e pace misto a riverenza per la Natura e rispetto per un popolo piccolo, forte e determinato.

Ecco il mio piccolo itinerario di otto giorni nell’Islanda del sud:

Primo giorno: arrivo a Reykjavik, pernottamento al Kex Hostel

Secondo giorno: Selfoss, Hveragerdi, la piscina naturale di Reykjadalur;  pernottamento a Selfoss: Gesthus Selfoss (campeggio)

Terzo giorno: cascate di Seljalandsfoss e Skogafoss; pernottamento a: Skógar camping ground

Quarto giorno: Vik, pernottamento presso il bellissimo campeggio di Pakgill  – VikÞAKGIL CAMPING GROUND

Quinto giorno: ghiacciaio di Jökulsarlon; pernottamento a: Càmping Vik

Sesto giorno: la spiaggia di Reynisfjara e Dyrholaey; pernottamento a Heimaey: Glamping and camping

Settimo giorno: l’isola di Heimaey

Ottavo giorno: Strandarkirkja e Reykjanes

Autonoleggio: Blue car rental – spesa per auto €500

Mangiare: da non perdere Slippurinn, non economico ma ne vale la pena!

 

Testo e immagindi di Valentina Carlia aka la Carli (leggi tutti i suoi post qui)