Natura: la differenza tra amare e possedere

Natura: la differenza tra amare e possedere

Sul senso di libertà e di gratitudine, sull’importanza delle storie narrate e sul bisogno di ritrovare il proprio posto tra natura e spirito.

Per fare questo ci vorrebbero anni e forse non basterebbero, perché il nostro continuo mutare non ci permette di rimanere in equilibrio troppo a lungo. Ma la natura, come spesso accade, ci argina, ci rimette a posto e ci ammonisce, attenta e severa, dolce e materna al tempo stesso, ci rende piccoli e inermi.

Sono quella che cerca il mondo a 2/3 ore minimo di volo da casa, quella che “yes please” perché ormai l’inglese pare sia diventata la mia prima lingua eppure a volte mi risveglio dal mio multietnicismo e semplicemente vivo casa, la terra in cui vivo, con una propositiva curiosità.

Volevo natura, ho trovato un Parco Nazionale.

Volevo accoglienza e sono stata accolta.

Volevo tradizione e ho  percorso le strade, le piazzette e i giardini di un piccolo borgo di montagna.

Volevo storie e me le hanno raccontate.

Ho raccolto un paio di t-shirts, shorts, costume, una felpa, ho preso i bambini e la loro roba e ho promesso loro un weekend fuori dal caos; se avessi potuto mi sarei tatuata in fronte:

Il programma è  non avere programmi

…che con me funziona sempre, perché ho testato sulla mia pelle, che lo scheduling con me non ha un futuro, salta sempre tutto all’aria.

Proprio per questa mia tesi, fermarsi all’improvviso senza un apparente motivo è il mio pane quotidiano: è così che mi godo il percorso, il viaggio è scoprire cosa c’è tra me e la mia destinazione, è capire che il percorso è il passaggio tra la partenza e l’arrivo.

Fermarsi al Lago di Barrea, prima di arrivare a Pescasseroli è stato un po’ come attenuare l’attesa: molto di quel fresco, molti di quei silenzi li avremmo ritrovati dopo alcuni chilometri. Ma fermarsi, come spesso accade, è la migliore soluzione per capire dove stiamo andando.

E poi l’arrivo: Pescasseroli, così intimamente raccontata dalle persone del posto, è divenuto il luogo del “we breathe therefore we live”: e non importa se i 27 gradi ci hanno accolti inaspettatamente e impreparati, la temperatura della sera ci ha ristorati, perché le felpe, si sa, in montagna sono come madri che abbracciano: indispensabili!

Il tempo di arrivare, di capire “chi fossimo” e tutto il resto del nostro non programma ha preso piede.

Tutto inizia nella naturale disorganizzazione perché anche questa è libertà.

Dei miei perché e per come, dell’inner me poco importa ciò che realmente ha peso, in questo week end di leggerezza è quel che ho realmente trovato e portato con me a casa – quanto meno nel cuore… che è un po’ casa -.

Ho trovato un hotel molto carino, a circa un chilometro dal centro storico, con spazi esterni curati, una bella piscina e un’area solarium per permettermi di poltrire mentre i bambini facevano i campionati mondiali di nuoto – o almeno questo è quel che loro stessi credevano -.

A due passi da noi, il centro ippico ha deliziato occhi e cuore di tre cittadini del mondo, che i cavalli spesso li vedono in tv.

Il nostro secondo giorno è stato un vero e proprio risveglio delle membra: con Valeria di Wildlife Adventures – ne avevo già parlato qui ricordi? – abbiamo scelto di seguire un itinerario facile, per provare con i nostri stessi passi cosa significa camminare per raggiungere la meta, sdraiarsi dopo aver faticato, sentire il vento che ti culla e il profumo del muschio che ti dona sollievo, quasi come se ti dissetasse.

Camminare in montagna con bambini può essere un’impresa magistrale: ho lasciato che scandissero loro il passo, che si accostassero alla nostra guida per ascoltare le sue storie, che raccogliessero quel che trovavano con rispetto, senza sradicare.

Il bosco della Difesa è noto ai locali per le forme fiabesche che hanno assunto gli alberi, indiscussi padroni di casa da oltre 400 anni, e dal confine che segnava con il paese, quando il guardiano che lo custodiva, letteralmente apriva e chiudeva i suoi accessi, a persone ed animali.

Se potessi ci tornerei, perché potersi sentire libera e in solitudine in un posto così, credo possa regalarti il vero senso di ricongiungimento con se stessi: non mi sono persa, né credo di dovermi ritrovare…  Semplicemente sono luoghi che ti aprono una voragine, che ti tempestano di domande e al tempo stesso ti regalano un senso di pace che sa quasi di pulito.

L’ultima impresa storica l’abbiamo compiuta noi tre. Da soli.

Nulla di particolarmente eroico eh: quando i tuoi figli vivono al mare, prendere la seggiovia può avere lo stesso effetto di un viaggio sulla luna.

La salita, l’altitudine, l’aria secca e fresca, anche soltanto il contatto con l’erba fine e le rocce, una volta arrivati in cima, possono essere conquiste e dolci ricordi da custodire.

 

Da qualche parte ho scritto “I cannot remember the last time I felt so light.”; l’ho pensato una volta arrivata in cima, siamo stati seduti forse quasi un’ora. Un’ora di nulla. 60 minuti di silente osservazione, di piccoli perchè chiesti quasi con un filo di voce. Davvero, non ricordo l’ultima volta in cui mi son sentita così leggera.

La differenza in realtà è riuscire ad amare tutto questo, senza sentirlo proprio.

Francesca

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