Carla, italian expat a Nashville e nuova autrice del blog

Carla, italian expat a Nashville e nuova autrice del blog

Qualche giorno fa ti parlavo del cambiamento, dell’aprire le braccia agli altri, dell’accettare che soli non siamo nulla o almeno non un granché, ti parlavo di incontri fortuiti, fortunati più che altro, della casualità che fa incrociare le persone e ti presentavo Vale, o meglio la Carli!

Non sapevi però che dopo di lei sarebbe arrivata anche Carla – e giuro che questo mix di nomignoli e nomi non è una mia invenzione, ma la naturalezza che rende gli incontri ancora più speciali -, donna sicula, artista brillante e cuore migrato oltreoceano.

Come ci siamo conosciute? Don’t ask silly questions!

Instagram! Nuovamente fotografia e tanti messaggi. Puro amore a distanza, la giusta dose tra amicizia e stima reciproca. Io e Carla, ci siamo conosciute grazie a un PtitZelda, credo 2015 ma non vorrei sbagliare.

E così eccola, lontana eppure molto vicina, Carla sarà un tassello che mi completa, molecola lunare come me, navigante liberamente tra arte, fotografia e quotidianità in USA.

Mi chiamo Carla, che in inglese si scrive allo stesso modo ma si pronuncia in modo leggermente diverso. È sempre imbarazzante immaginare me stessa mentre lo pronuncio all’americana, ma cosa non si fa per evitare lo spelling!

Sono per metà archeologa e per metà illustratrice, ergo mi diverto un sacco ma ho sempre difficoltà a spiegare come trascorro le mie giornate.

Per semplificare, per metà settimana lavoro in un museo e per l’altra metà faccio disegnetti.

Il mio cuore è siciliano, ma la mia casa è – temporaneamente? – in un altro sud, quello degli States e di preciso a Nashville, Tennessee.
“Home is where I want to be but I guess I’m already there” canta David Byrne. Quindi eccomi qui, nel mio nido oltreoceano totalmente ignara di dove sarò da qui a sei mesi.
Il mio compagno di viaggio si chiama Loris, è la mia anima gemella ma anche il mio contrario.

Mi ha chiesto di sposarlo su un aereo diretto verso Catania promettendomi avventure e nessuna certezza se non quella di essere insieme in qualche parte del mondo.

A Nashville sto vivendo una lunghissima primavera, fatta di immagini, visi e linguaggi che non avrei mai potuto immaginare prima.

La comunicazione è stata certamente il primo grande ostacolo che mi sono trovata di fronte appena uscita fuori dal guscio. Non si tratta semplicemente di un problema di lingua. Ho avuto la fortuna di ritrovarmi in un Paese anglofono e chi più chi meno, abbiamo un po’ tutti studiato l’inglese abbastanza da riuscire a sopravvivere allo shock iniziale e alla necessità di dover fare la spesa in un’altra lingua.

Ma altra cosa è vivere un posto, creare relazioni, sentirsi a casa.

I primi mesi sono quindi stati spesi cercando di creare questo nuovo vocabolario e non nego che è stato impegnativo, lo è tuttora.

Dopo un po’ però succede quello che a prima vista sembra un paradosso: l’intesa a volte diventa maggiore con persone con cui credevi di non condividere nulla, né la lingua né la cultura. La nostra famiglia americana è infatti formata da persone provenienti da ogni parte del mondo. In molti ci ritroviamo lontani da casa e dalla famiglia e complici dell’esperienza comune ci riscopriamo vicini, vicinissimi.

D’altra parte comunicare ad amici e parenti sparsi nel resto del mondo tutto quello che ci sta accadendo è allo stesso modo difficile. Le giornate corrono rapide e spesso inseguo il tempo combattendo contro il fuso orario per cercare di sentire tutti e vedere quante più persone possibile.

La fotografia in questo mi è venuta in aiuto silenziosamente, senza che quasi me ne rendessi conto. È diventata lo strumento alternativo per mostrare a tutti la mia Nashville.

credits Carla di Pasquale - Nashville

credits Carla di Pasquale – Nashville

Instagram mi ha aperto mille porte, amicizie che non avrei mai potuto scoprire altrimenti, persone lontane da me mille miglia o altre vicinissime che avevano bisogno di un anello di congiunzione affinché riuscissi a trovarle.

Francesca è stata una di queste.

credits Cara Di Pasquale - semla

credits Cara Di Pasquale – semla

Un vecchio detto siciliano recita “Ucca ca nun parra si ciama cucuzza” (letteralmente: “bocca che non parla si chiama zucchina”ovvero: è da sciocchi avere paura di esprimere le proprie idee e le proprie preoccupazioni) ed è il migliore inno alla comunicazione che ci possa essere.

Me lo ripeto ogni volta che la timidezza o la paura di sbagliare cercano di trattenermi dal comunicare. Me lo ripeto ripensando a quanto ricca mi sento oggi grazie a tutte le volte in cui in mille modi diversi e non solo tramite la comunicazione verbale, sono inciampata in connessioni incredibili come Francesca.

Carla Di Pasquale su instagram è @grete_samsa