abruzzo rigopiano, immagine del salvataggio post valanga

La neve è silenzio

Italia, gennaio 2017, neve..

Tutto il resto dovrebbe essere silenzio. Il silenzio che provoca una valanga di neve che seppellisce.

Ho davvero letto di  tutto: ho letto di abusivismo, di macchina amministrativa bloccata, di esercito, di pale, di mani che scavano, di cani che salvano, di lacrime, di orrore, di paura, di bambini miracolosamente vivi.

Ho letto di mancanza di luce e acqua.

Ho letto di numeri poi smentiti.

Ho letto opinioni di geologi e periti dell’ultim’ora.

Italia, paese di tuttologi. Paese di allenatori, avvocati, magistrati, geologi, medici, educatori… mille competenze e mille conoscenze concentrate nello spazio temporale di un tiro di sigaretta.

Il tempo di dar aria alla prima cosa che ti viene in mente e…pufff ecco sparata l’ennensima sentenza.

Non sono mai stata a Rigopiano,  non ci sono mai stata perché per le mie tasche era troppo.

Ma so usare internet,  le mappe,  so leggere ma ancor di più so chiedere,  ascoltare,  interrogarmi.

L’Hotel Rigopiano è sorto su quello che era un rifugio di montagna,  è stato l’ennesimo condono all’italiana,  l’ennesima sentenza terminata con “Il fatto non sussiste”.

Non sono io a dover dire se il fatto,  in sé,  sussistesse o meno.  Non sono io e non siamo noi,  non ora e non senza essere realmente a conoscenza di tutto l’iter burocratico.

E ripeto: siamo tutti democraticamente abilitati a dire la nostra,  ma che la democrazia non sia strumento di arrivismo mediatico!  Ripeto, non ora e  non senza tener conto che sotto,  Dio solo sa,  quante tonnellate di neve,  macerie,  rami e alberi,  ci sono ancora dispersi,  vite,  persone.

Non giustifico e non accuso,  non sono abituata a puntare dita contro,  non sono abituata a creare,  vivere e alimentare polemiche,  ma mi chiedo cosa sia più importante in questo momento: parlottare del nulla con toni più o meno tecnici o lasciare che chi di dovere lavori in maniera approfondita dando poi la “soluzione a tutti i mali”.

Non stupiamoci!  Non so come ancora ci si possa stupire: siamo in Italia,  il Paese che con una sommetta ti permette di passare dal torto alla ragione.

È la prima volta?!  No.

Facciamo un giro tra borghi, caruggi, paesini arroccati: meravigliosi,  fiabeschi ma per favore non diciamo che in questo o in quell’altro caso,  non vediamo abusivismo e cementificazione tradizionalmente italica.

E Rigopiano? E’ diverso dai luoghi magicamente tipici e così rappresentativi della belle vie della nostra Italietta? Non credo proprio!

Mi chiedo dunque, come possa essere successo che uno pseudo hotel abusivo, ma poi condonato, avesse tutte le autorizzazioni per ESSERE, per esercitare, tutti i permessi, le certificazioni.. insomma tutto alla luce del sole. E poi? Quando qualcosa va storto si urla allo scandalo.

Facciamoci un favore, se c’è qualcosa su cui polemizzare oggi, in questo momento, è chiedendosi come sia potuto succedere che le stesse strade che portavano a un resort da  xxx euro a notte, fossero così inspiegabilmente impercorribili, tanto da dover costringere i soccorsi ad avviarsi a PIEDI, con gli sci e con le pelli di foca…nel 2017!

abruzzo soccorsi per rigopiano

E poi, ribadisco: Italia, gennaio 2017, anche al Nord nevica eppure nessun hotel rimane seppellito sotto chissà quanti metri cubi di neve.

Un’ultima cosa, la dico davvero col cuore in mano: ho letto post e sentenze su facebook di persone che fino al 18 gennaio non sapevano nemmeno dove e cosa fosse l’Abruzzo.

Credo che ci siano colpe, falle, consistenti malfunzionamenti, lo credo profondamente, perché ripeto: io vivo in Abruzzo, lo stesso luogo che qualcuno, qualche tempo fa ha definito il Tibet d’Italia.

Ma in questo preciso istante, riesco a pensare solo a due cose: a dire grazie a chi ha lasciato casa sua e lavora incessantemente in condizioni che sfidano la legge della sopravvivenza

volontari, Protezione Civili, Croce Rossa, Vigili del Fuoco, Polizia, Carabinieri, Forestale, personale medico e paramedico degli Ospedali di Pescara, L’Aquila e Penne;

e a chiedere scusa a nome di chi ha parlato a vanvera a chi, da circa una settimana, spera di rivedere la persona che pochi giorni prima era partita col sorriso, per trascorrere qualche giorno in montagna.

Italia, Abruzzo, Gennaio 2017, neve, gelo, valanga e terremoti…