Artissima Fair: la Torino contemporanea al superlativo

Artissima Fair: la Torino contemporanea al superlativo

Per gli appassionati dell’arte contemporanea, gli amanti degli eventi diffusi nello spazio urbano, per i curiosi,  i viaggiatori organizzati e anche per tutti quelli che a Torino ci capitano per caso, capitarci  nella prima decina di novembre fa sempre un po’ effetto.

Qualcuno si ricorda ancora il vecchio claim pre e post olimpico, “Torino. Always on the move” che ricopriva tutti i lavori in corso e i cantieri della città? Ecco, perchè a novembre Torino is really always on the move, alla faccia del vecchio motto dei torinesi bogia nen

Scherzi a parte, quello che succede ormai è nel calendario di tutti gli appassionati di cui scrivevamo sopra: a novembre a Torino c’è Artissima, la fiera con la effe maiuscola, l’appuntamento che non si può perdere per capire un po’ di più questo contemporaneo che sembra ancora così ostico…

Un’occasione, a dirla tutta, per vedere dal vivo le ricerche degli artisti più significativi dello scenario mondiale, per conoscere le gallerie più importanti e, per estensione, per sentire e vedere Torino con occhi nuovi.

Vedere tutto non si può, ma allora cosa vediamo?   Direzione Oval Lingotto, pronti via. Artissima, prima di tutto.

giorgio perottino

credits Giorgio Perottino

Diamo i numeri? L’edizione del 2014 è la ventunesima (la prima fu nel 1993), partecipano 194 gallerie da tutto il mondo, scelte da un comitato di selezione e organizzate in sei sezioni tematiche: Main Section (le migliori al mondo), New Entries (le migliori giovani), Present Future (mostre monografiche di artisti internazionali), Back to the Future (mostre personali di artisti attivi dal 1960 al 1989), Art Editions (grafica) e Per4m (performance, appunto).

Ripetiamo insieme il mantra: vedere tutto non si può.

La mia primissima selezione. Non potevo perdere lo stand di Tucci Russo (Torre Pellice), un veterano del sistema delle gallerie contemporanee piemontesi e internazionali. Quest’anno tra gli artisti che porta ad Artissima c’è Christiane Löhr, autrice di una lirica e delicata produzione di sculture e installazioni ambientali in cui si fondono la leggerezza dei materiali adottati (fili d’erba, semi d’albero, crini di cavallo) e la purezza impalpabile delle strutture architettoniche che sorgono dal loro intrecciarsi.

Germano Celant, il padre spirituale dell’Arte Povera, alcuni anni fa disse del suo lavoro “[…] qualcosa di tenero, ma di imponente”. Ed è proprio questa la sensazione che rimane dopo aver osservato da vicino queste architetture dell’anima. Sai come e dove recupera i materiali che utilizza? Durante le passeggiate in campagna, o mentre accudisce il suo cavallo. Il potere salvifico di un filo d’erba: bello, anche green, se a dirlo così non si passa per intronate.

Christiane Löhr, Drei Kuppeln, 2008 - Courtesy Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Torre Pellice - Artissima

Christiane Löhr, Drei Kuppeln, 2008 – Courtesy Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Torre Pellice – Artissima

Next stop lo stand della galleria Hezi Cohen (Tel Aviv). Qui ho trovato le opere di Sigalit Landau, israeliana, di cui sono presenti alcuni scatti fotografici tratti da video. Tra questi c’è Masik (2012), che mostra come il punto di vista del narratore sia in grado di spostare l’asse del significato di ciò che ci viene raccontato.

Lo scatto mostra due uomini incappucciati che alzano due bastoni, nell’atto di colpire un albero illuminato da una luce calda che attraversa le sue foglie. Metafora dell’aggressione uomo-natura? Rilettura di scene bibliche del vecchio testamento? O della barbarie della guerra nel territorio martoriato della striscia di Gaza? Si, forse, anche, ma non solo.

masik

www.sigalitlandau.com

Masik è il termine ebraico per la raccolta delle olive tramite lo scuotimento della pianta e dei suo rami. Ed è ciò che questi uomini con il volto coperto (sai che le foglie dell’ulivo sono estremamente pungenti e pericolose se cadendo feriscono gli occhi?) stanno facendo. Un montaggio veloce e sincopato delle immagini e dei suoni trasforma un gesto millenario della tradizione contadina in un’aggressione brutale: questa volta davvero metafora degli infiniti punti visita da cui può essere letta una singola azione. Se ti venisse la curiosità di vedere un estratto del video

Ultima tappa dentro Artissima, la  galleria francese Alberta Pane, dove trovo un’affascinante versione contemporanea della Bôite en valise di Marcel Duchamp (non la conosci? ecco qui ) realizzata dall’artista bulgaro Ivan Moudov. Novello Robin Hood, Moudov dal 2002 al 2007 ha letteralmente rubato pezzettini di opere d’arte altrui nei più importanti musei francesi e ha costruito cinque valigie in cui li conserva catalogati e ordinati, dando vita così ad altrettanti musei ambulanti personali.  Fragments box#2 ovvero la collezione pirata di un artista il cui paese di origine non ha nessun museo di arte contemporanea.

Ti stai chiedendo se ha smesso perchè è stato beccato? No, ha smesso perché gli artisti avevano cominciato a chiedergli di rubare pezzettini delle proprie opere da inserire nelle sue valigie: ormai il gioco era svelato, e se fosse continuato avrebbe perso tutto il suo autentico potere eversivo.

Tre gallerie su 194? Tre artisti e basta? Che dire, la selezione è dura. E nota bene, non sono le migliori, né le più significative. Tre linguaggi, tre risultati.

di Federica Tammarazio

(..nonchè mia sorella, storico dell’arte. La trovi a Torino o in qualche mostra o  museo ad ammirare, narrare, osservare..ma se vuoi beccarla sui social ecco qui: è una delle tre di Pentesilea, associazione culturale made in Turin  – twitterfacebook )

Ciao Francesca // @memesullaluna